Il sovrappeso rovina la sessualità
Per la prima volta, un'ampia ricerca francese fornisce un quadro su come chi è in soprappeso o francamente obeso vive la sessualità. I dati raccolti, di grande interesse, evidenziano difficoltà, paure e conseguenze impreviste con le quali bisognerà necessariamente fare i conti, se si considera il continuo aumento nella nostra società di questi "pazienti". La ricerca ha coinvolto 9.635 soggetti di entrambi i sessi, di età compresa tra i 18 e i 69 anni, che nell'anno 2006 vivevano in Francia. Di questi, a parte gli oltre 6mila normopeso, 2.498 erano in soprappeso e 761 obesi. Per quanto riguarda le donne, nonostante l'attività sessuale sia nettamente inferiore rispetto a quella delle normopeso, il rischio di gravidanze indesiderate quadruplica: questo è dovuto alla scarsa aderenza a strategie contraccettive che hanno evidenziato le donne obese coinvolte nello studio. La ricerca del partner avviene solitamente in Internet, e le probabilità che il risultato sia un maschio di "stazza" robusta sono molto elevate. Negli uomini in sovrappeso od obesi i problemi veri sono la disfunzione erettile, che interessa, rispetto ai normopeso, quasi il triplo dei casi, e le malattie trasmesse sessualmente. Inoltre, anche gli uomini con chili in eccesso stentano a trovare una partner e a svolgere un'attività sessuale soddisfacente. «Da questa ricerca emerge un dato nuovo che va considerato con attenzione: l'obesità è una malattia vera e propria che non ha ripercussioni negative soltanto sulla salute e sulla longevità, ma condiziona pesantemente anche la sfera sessuale» ha commentato in un editoriale Sandy Goldbeck-Wood, specialista in medicina psicosessuale del Britain's Hospital di Ipswich.
British Medical Journey. 2010 Jun 1
Nota personale: nell'uomo inoltre il sovrappeso determina un accumulo di grasso che "attira" il testosterone rendendolo più basso e meno disponibile per le altre necessità in cui è determinante, tra cui la libido e la potenza sessuale. Sovrappeso, ipertensione, ipercolesterolemia ed ipogonadismo sono tutte correlate nella sindrome metabolica, problema da attenzionare in assoluto. Nell'ambito del concetto di medicicina olistica (valutazione del paziente nella sua completezza e non solo per il motivo andrologico per cui viene a visita) la correzione del sovrappeso o di problematiche psicologiche fanno parte di una equipe lavorativa essenziale ( http://www.abcsalute.it/medici/andrologia/sicilia/palermo/palermo/emilioitaliano/VP442/ )
Il sesso? E' noioso se dura più di 10 minuti!Secondo un''inchiesta tra 50 membri della Society for Sex Therapy and Research, gli esperti britannici che fanno counselling alle
coppie in crisi, il tempo adeguato per un rapporto sessuale non deve essere certamente troppo breve, ma neanche troppo lungo. A sentire i 'tecnici', due minuti sono troppo poco, da 3 a 7 e' un tempo accettabile, ma piu' di 13 minuti e' davvero troppo. La durata ideale e' tra i 7 e i 13 minuti.
Dimenticate la fantasia di maratone sessuali tantriche che, come le performance di Sting, durano tutta la notte: il sesso migliore, quello consigliato dai terapeuti di coppia, dura appena 10 minuti, 13 se si vuole esagerare.
"Molti uomini e donne sembrano avere la fantasia di un rapporto che duri tutta la notte: ebbene questa e' una situazione destinata a (portare) delusione e insoddisfazione", sentenzia Eric Corty, professore associato di psicologia alla Penn State University. "Speriamo che questa ricerca dissipi le fantasie e incoraggi uomini e donne con dati realistici".
Nota personale: quando si danno notizie che riguardano il sesso e la sessualità, le affermazioni tout court su modi, tempi e quant'altro è sempre riduttivo e relativo. L'intimità di una coppia (stabile, neoformata o occasionale) è comunque un"work in progress" che non tiene conto dell'età anagrafica ma di un insieme di comportamenti in continua evoluzione.
Niente panico se il Psa è altoSecondo Richard Ablin, il ricercatore statunitense inventore del test per misurare il PSA, questo marcatore è utilizzato spesso in maniera impropria nella ricerca di un possibile tumore alla prostata. Ma soprattutto può scatenare il panico, perché con elevati livelli di PSA si è portati immediatamente a temere di essere affetti da un tumore. «Non è così» tranquillizza Ablin. «Molte condizioni possono determinare un innalzamento della PSA, che in ogni caso risulta alta nella maggior parte degli uomini di una certa età e se si ha avuto un rapporto sessuale nelle 48 ore precedenti il test. Comunque, anche quando il test suggerisce un esame più approfondito, come la biopsia, e la biopsia individua un tumore, la maggioranza dei pazienti già si immagina sottoposta a intervento chirurgico per asportare la prostata, ma non è sempre così. Infatti molti tumori di questo tipo hanno un decorso molto lento, per cui sono sufficienti trattamenti mirati e un monitoraggio per tenersi sotto controllo. Al contrario, l'asportazione della prostata ha spesso come conseguenza impotenza e incontinenza. Quindi, in caso di tumore a decorso lento, è più frequente che si giunga al momento della propria morte con il tumore, e non si muoia a causa di esso».
AIUTO VOGLIO IL FRENULO !Negli ultimi mesi sono stato consultato decine di volte da ragazzi che richiedevano o volevano essere informati su una
frenulotomia (incisione del frenulo). L'interesse nasce, più che da una reale esigenza di un
frenulo "corto" che durante il rapporto può dare fastidio, dolore o determinare microlacerazioni, dal fatto che una moltitudine di ragazzi, girando in internet, leggono circa la possibilità che l'eiaculazione precoce possa essere determinata per l'appunto da un frenulo corto. Il razionale di tale assunto starebbe nella maggiore stimolazione della parte ventrale del glande ricca di recettori che innesterebbe uno stimolo eiaculatorio imminente. Ora tale evento NON E' MAI STATO SCIENTIFICAMENTE DIMOSTRATO! La etiopatogenesi della eiaculazione precoce, grazie anche all'interesse di aziende farmaceutiche che hanno studiato la problematica e reso disponibile un farmaco,ha dimostrato un disturbo primario (il ruolo della serotonina in un gruppo di cellule del sistema nervoso centrale) ed uno secondario multifattoriale. In tale secondo gruppo è stato inserito
ANCHE il frenulo "corto". Il problema come sempre è che l'inquadramento della problematica eiaculazione precoce
DEVE essere affrontato da
specialisti andrologi con formazione sessuologica che inquadrano il problema secondo le regole della medicina moderna e delle linee guida e non da coloro che, spacciandosi per
andrologi tuttologi, propongono al paziente una frenulotomia
inutile! L'articolo e lo sfogo prende spunto dall'ennesimo ragazzo che mi ha consultato per il problema eiaculazione precoce dopo essere passato da sedicenti andrologi e che dopo un colloquio sbrigativo e una visita ancora più sbrigativa è stato liquidato con l'indicazione a frenulotomia pur non manifestando alcun disturbo al frenulo!
Ancora una volta occorrerà tenere a mente il motivo per cui abbiamo scelto questa professione.
E' polemica sul test del PSA per la prevenzione del tumore prostaticoDodici organizzazioni e associazioni scientifiche in una lettera aperta al ministro per la Salute, Ferruccio Fazio, e a quello per le Pari opportunita', Mara Carfagna, chiedono di sospendere la campagna di sensibilizzazione per la prevenzione del tumore alla prostata basata sul test del PSA.
Secondo gli esperti la campagna di prevenzione lanciata a fine maggio dai due ministri 'non puo' produrre altro risultato che un aumento inappropriato del ricorso ai test per la diagnosi precoce'. Tra i firmatari della lettera figurano l'Associazione Italiana di Epidemiologia (Aie), la Societa' Italiana per la Qualita' nell'Assistenza Sanitaria e l'Associazione per la Ricerca sulla Efficacia della'Assistenza Sanitaria-Centro Cochrane Italiano.
A supporto della tesi, le associazioni citano due grandi studi pubblicati sul New England Journal of Medicine, che documentano che i danni di questo screening possono essere maggiori dei benefici.
Nota personale: nel sito trovate altri argomenti a giustificazione dello schieramento dei medici contro gli screening a tappeto. La reale visita di prevenzione per il tumore della prostata deve prevedere una esplorazione rettale, il psa ed una ecografia dell'apparato urinario ed è sufficiente eseguire tutto questo una volta l'anno. Se altri controlli più ravvicinati siano necessari lo stabilirà lo specialista: basarsi solo sul PSA è, oggigiorno, totalmente fuorviante.
La chirurgia del rene non sempre aiuta l’anzianoUn nuovo studio suggerisce che le persone anziane, con un`età di almeno 75 anni e tumore del rene localizzato, non vivono più a lungo, quando vengono sottoposte alla rimozione chirurgica del tumore. L`osservazione è frutto di un lavoro firmato da un team del Glickman Urological and Kidney Institute della Cleveland Clinic (Cleveland), di recente pubblicato online sulla rivista Cancer. Gli autori hanno seguito 537 pazienti con un`età di 75 anni o superiore che presentavano tumori renali corticali T1 la cui dimensione non era superiore a 7 centimetri. I soggetti arruolati sono stati sottoposti a un follow-up mediano di 3,9 anni e suddivisi in tre gruppi di trattamento: nella maggior parte dei casi si è optato per un intervento chirurgico conservativo, che consentiva di risparmiare tessuto renale (53%), mentre in circa un quarto dei pazienti (27%) è stata praticata una nefrectomia e nel 20% nessun tipo di chirurgia ma solo sorveglianza.
La comorbidità pesa sul paziente
Al termine del periodo di follow-up sono stati registrati 148 decessi, pari al 28% della popolazione esaminata. Un dato sul quale gli autori si soffermano è che negli anni successivi all`arruolamento solo il 4% dei pazienti è deceduto a causa della progressione del tumore: nella maggioranza dei casi la morte è sopravvenuta per cause cardiovascolari (29%), in maniera sovrapponibile a quanto si osserva nella popolazione generale di pari età. Una più cospicua riduzione della sopravvivenza globale rispetto alla chirurgia conservativa è stata accertata mediante analisi Kaplan-Meier nei pazienti dei gruppi in cui ci si è limitati alla sorveglianza o si è praticato la nefrectomia. Il risultato però deve essere valutato con cautela, poiché i soggetti del gruppo in sorveglianza erano più anziani e mostravano una maggiore comorbidità. Quest`ultimo fattore, all`analisi multivariata, è stato identificato come un significativo predittore della sopravvivenza globale insieme all`età. Il tipo di trattamento invece non è emerso come fattore predittivo per la sopravvivenza.
Bilancio rischio-benefici
L`attenzione dei ricercatori si è poi concentrata sul rischio di mortalità cardiovascolare, la principale causa di morte in questa popolazione. E` stato così possibile evidenziare che il decesso per cause cardiovascolari riconosce la funzione renale pre-operatoria e le comorbidità come fattori predittivi, mentre la nefrectomia risulta associata a una più ingente perdita della funzione renale. In altre parole, la nefrectomia determina ricadute negative sulla funzione renale che a sua volta risulta associata alla mortalità cardiovascolare. Per questo motivo, anche se la nefrectomia risulta curativa nei pazienti con cancro renale localizzato, il beneficio in termini oncologici deve essere soppesato con gli effetti a carico della funzione renale e, in ultima analisi, sul rischio di incorrere in eventi cardiovascolari anche fatali. In base alle conclusioni del loro studio e ai paradigmi attualmente seguiti dagli addetti ai lavori, gli autori ritengono che l`approccio ai tumori renali localizzati comporti attualmente un sovratrattamento chirurgico. E` opportuno quindi procedere ad approfondimenti nel merito per valutare le opzioni disponibili per i pazienti colpiti da cancro del rene con un`aspettativa di vita limitata.
(Cancer, published 2010 may 10 )
Confronto tra chirurgie per il carcinoma prostatico
La qualità di vita connessa alla salute, nei pazienti sottoposti ad asportazione di un cancro prostatico localizzato, dipende dal tipo di trattamento usato: la brachiterapia e la crioterapia, per esempio, sono associate a un migliore recupero della funzione urinaria rispetto alla prostatectomia radicale, sia a cielo aperto sia laparoscopica robot assistita. Se invece si considera il ritorno a una soddisfacente funzione sessuale, è la brachiterapia a eccellere sulle altre tecniche.
È questo l’esito di un confronto svolto al Dipartimento di urologia del Virginia prostate cancer di Norfolk (Usa), pubblicato sull’ultimo numero del Journal of urology. Tra il febbraio del 2000 e il dicembre del 2008, a tutti i pazienti (n=785) sottoposti a uno dei quattro trattamenti, è stato chiesto di rispondere ad un questionario validato per misurare la qualità di vita nei soggetti con tumore prostatico; tale documento è stato compilato prima dell’intervento e, successivamente, in varie visite a distanza di mesi, fino a due o tre anni dall’operazione.
Si è così visto che la brachiterapia e la crioterapia, rispetto alla prostatectomia radicale in aperto o mininvasiva, dimostravano una frequenza tre volte superiore di ritorno alla funzione urinaria di partenza, mentre la sola brachiterapia, a confronto delle altre tre tecniche, si attestava su un tasso cinque volte superiore di recupero della funzione sessuale di base. La prostatectomia robotica, che in questo studio non sembra far registrare risultati eclatanti, si prende peraltro una “rivincita” nello stesso fascicolo del Journal of urology con un lavoro dell’Università di Chicago in cui si afferma che esiste una probabilità accettabile di riottenere sia la continenza sia la funzione sessuale dopo intervento robot assistito in pazienti anziani selezionati.
(J Urol, 2010;183(5):1822-8
J Urol, 2010;183(5):1803-7)
Nota personale: ancora una volta si discute su quale sia il metodo migliore per affrontare il tumore prostatico e l'enorme varietà degli studi conferma un dato sicuro: nessuna terapia prevale su un'altra e che è solo l'esperienza del singolo urologo a far variare la decisione del paziente nel colloquio informativo per la scelta tra le varie opzioni. Per una scelta di tipo interventista in un paziente giovane si dovrebbe privilegiare anche l'aspetto sessuale ed indirizzare ai centri con migliore casistica di interventi laparoscopici (il tempo di intervento non dovrebbe superare le 2-3 ore) con risparmi delle fibre nervose conduttrici della risposta erettiva. Per pazienti anziani la scelta di radioterapia o brachiterapia o di crioterapia, se non la terapia ormonale o addirittura la "vigile attesa" dovrebbe essere la scelta migliore.
Maggior rischio di tumore alla vescica per chi consuma carne rossaMangiare spesso la carne rossa, e per di piu' ben cotta, aumenta il rischio di sviluppare cancro alla vescica, soprattutto in chi presenta alcune varianti genetiche. A scoprirlo sono stati alcuni ricercatori dell'universita' del Texas, che hanno presentato il loro studio all'American Association for Cancer Research.
Dallo studio si e' visto che chi consumva piu' carne rossa aveva un rischio di cancro alla vescica quasi una volta e mezzo piu' alto di chi ne consumava poca.
Particolarmente pericolosi da questo punto di vista sono risultate le bistecche di manzo, le costate di maiale e la pancetta. Ma anche il pollo e il pesce, se fritti, sono rischiosi da questo punto di vista. Ad influire e' anche il livello di cottura della carne. Chi la mangia molto cotta ha infatti un rischio due volte piu' alto di cancro alla vescica rispetto a chi la mangia al sangue.
Non solo. Chi presenta alcune varianti che interagiscono con il consumo di carne rossa, puo' ammalarsi cinque volte di piu' di cancro alla vescica.
Nota personale: è noto che tutti i composti aromatici policiclici sono cancerogeni (naftalene, antracene, fenantrene, etc...) ed i cibi eccessivamente cotti e/o carbonizzati contengono queste sostanze. Pertanto mangiare troppo spesso questi cibi aumenta il rischio di cancro.
Nuovi meccanismi della sessualità femminile
I ricercatori britannici dei laboratori Pfizer hanno svelato nuovi meccanismi alla base della sessualita' e dell'eccitazione femminile. Lo studio, pubblicato sul British Journal of Pharmacology, nasce dalla sperimentazione di un farmaco-prototipo con gli stessi effetti della famosa pillola blu, ma rivolto alle donne: aumentare il flusso sanguigno verso i genitali per contrastare le disfunzioni sessuali.
Studiando gli effetti di UK-414,495, questo il nome in codice della molecola, i ricercatori dei laboratori della Pfizer, gli stessi dai quali e' uscito il Viagra, hanno ricostruito le reazioni biochimiche del piacere femminile. Piu' sangue verso i genitali, che tendono a rilassarsi, preparando il rapporto e aumentando la soddisfazione sessuale. Nel 40% delle donne, tuttavia, i rapporti sessuali sono complicati da disturbi organici. La pillola riuscirebbe a neutralizzare gli enzimi che regolano la fase della stimolazione sessuale.
Sesso: maschi più attivi fino a tarda etàAttività sessuale, buona qualità della vita sessuale e interesse per l'altro sesso. Questi i tre aspetti che, secondo alcuni ricercatori americani, nelle persone di mezza età e anziane sono direttamente associati allo stato di salute. La ricerca, pubblicata su British medical journal, ha indagato i comportamenti sessuali d'individui non più giovanissimi, facendo una stima degli anni di vita sessuale in relazione al sesso e alle condizioni fisiche. Due i campioni analizzati: il Midus (the national survey of midlife development in the United States, 1995-6) e il Nshap (the national social life, health and ageing project, 2005-6). Tra i dati principali, è emerso un maggiore interesse per la sessualità da parte degli uomini, rispetto alle donne, differenza che diventa ancora più evidente con l'età. In particolare, nella fascia d'età compresa tra 75 e 85 anni, il 38,9% degli uomini e il 16,8% delle donne è sessualmente attivo e, tra questi, il 70,8% contro il 50,9% ha una buona qualità di vita sessuale e il 41,2% contro l'11,4% mostra attrazione per l'altro sesso. Soggetti in buona ed eccellente salute sono più attivi sessualmente di coloro che lamentano disturbi fisici (odds ratio = 2,2 e 1,6 per uomini e donne di mezza età; 4,6 e 2,8 per uomini e donne anziani). Infine, anche l'aspettativa di vita sessuale attiva è maggiore nel sesso maschile: 34,7 e 30,7 anni, rispettivamente, per uomini e donne trentenni e 14,9-15,3 e 10,6 anni, per uomini e donne cinquantacinquenni. Queste differenze si attenuano nella popolazione felicemente sposata.
Tumore della vescica superficiale: nuove linee guidaCon la terza edizione del World congress on controversies in urology tenutasi a fine febbraio a Barcellona, si è avuta l'occasione per discutere delle diverse opzioni di trattamento del tumore non muscolo invasivo della vescica. In particolare le linee guida della Società europea di urologia (Eau) prevedono, in caso di basso stadio e grado (TaT1), un'instillazione immediata di chemioterapico (Mmc o antracicline) post-TUR. Nel rischio intermedio, oltre a questa (early instillation) ne seguono altre di mantenimento con chemioterapico o Bcg, per almeno 12 mesi. «L'instillazione immediata post-operatoria di chemioterapico è indicata in caso di tumore della vescica primario, singolo, papillare con citologia negativa, dove sono dimostrate una sinergia terapeutica con la TUR e una riduzione del 40% del tasso di recidiva» afferma Joan Palou, direttore dell'Urologia oncologica all'Università Autonoma di Barcellona. «Nel caso di tumori multipli, invece, l'instillazione immediata post-operatoria può diminuire il numero di instillazioni successive e prevenire l'impianto di microscopiche lesioni resecate. Una sola instillazione non è efficace nel prevenire le recidive, e solo una chemioterapia di mantenimento consente la riduzione del tasso di recidiva. Un protocollo di mantenimento breve e intensivo di instillazioni nei primi 3-4 mesi ha la stessa efficacia di trattamenti più lunghi e meno frequenti. Il protocollo suggerito prevede 4 instillazioni settimanali di mitomicina 40 mg seguite da 5 mensili. In conclusione, secondo quanto emerge da validi studi clinici internazionali, l'instillazione immediata di chemioterapico è indicata nei tumori singoli mentre in quelli multipli, per ridurre il tasso di recidiva, deve essere effettuata una terapia di mantenimento».
L'attività fisica migliora le prestazioni sessualiFare attivita' sportiva aerobica regolare per almeno tre ore alla settimana puo' aumentare il desiderio e la soddisfazione nel rapporto sessuale, oltre che contribuire in modo significativo a combattere la disfunzione erettile. Infertilita' e disfunzione erettile, infatti, sono determinate anche da comportamenti e stili di vita non corretti.
Lo sottolinea in una nota la Societa' italiana di andrologia, che quest'anno dedica proprio al rapporto tra disfunzioni sessuali e attivita' fisica la decima edizione della Settimana della prevenzione andrologica, in programma dal 15 al 19 marzo con oltre 200 ambulatori pubblici e privati pronti a effettuare visite specialistiche gratuite in tutta Italia.
"Esiste un rapporto strettissimo tra disfunzioni sessuali, problemi cardiovascolari e sedentarieta' - spiega Vincenzo Gentile, presidente della Societa' italiana di andrologia - La disfunzione erettile, in particolare, e' sinonimo di disfunzione endoteliale e, come tale, identifica un legame molto stretto tra pene e cuore. Opinione, questa, confermata da recenti ricerche che hanno evidenziato come la comparsa di disturbi dell'erezione sia indice di un elevato rischio d'infarto nei successivi 2 o 3 anni".
La convinzione che fare movimento faccia bene anche alla sessualita' e' confermata anche da uno studio scientifico realizzato da ricercatori italiani. Secondo i risultati di questo studio e' sufficiente bruciare circa 1.500 kilocalorie a settimana facendo jogging, esercizi aerobici, bicicletta o cyclette, una passeggiata nel parco o una nuotata, per avere giovamento a livello di prestazioni sessuali.
Lo studio e' stato realizzato in Italia su 60 pazienti con disfunzione erettile, tra i 40 ed i 60 anni di eta', e fisicamente non attivi o poco attivi (meno di 2 ore di attivita' sportiva a settimana), trattati solo con un farmaco efficace contro la disfunzione erettile oppure con lo stesso farmaco associato ad attivita' sportiva aerobica regolare per almeno 3 ore alla settimana.
I risultati sono stati sorprendenti, poiche' il gruppo che, oltre alla terapia farmacologia svolgeva anche attivita' fisica, ha presentato un miglioramento della funzione erettile oltre che degli altri parametri della soddisfazione sessuale rispetto al gruppo con sola terapia farmacologica.
Uno studio che susciterà polemiche: i test per il cancro alla prostata sarebbero inutiliSecondo quanto risulta da un'inchiesta del mensile Focus, in edicola, la diagnosi precoce non serve, numeri alla mano. A 50 anni, infatti, piu' del 35% dei maschi ha un tumore della prostata e a 80 anni la percentuale sale addirittura al 70%. Cio' significa che la stragrande maggioranza degli uomini morira' "con" il cancro alla prostata, e non a causa del tumore.
Non solo, ma lo studio europeo dell'Erspc, European Randomised study of screening for Prostate Cancer, ha calcolato che su 1.000 uomini (cinquantenni sani e senza sintomi) sottoposti al test Psa per la diagnosi precoce, si salvera' la vita solo una persona. Su 1.000 uomini, solo 150 risulteranno avere valori elevati e di questi, 130 saranno negativi al tumore e soltanto a 20 sara' diagnosticato il tumore. Di questi 20 tumori, 10 sono "indolenti", ovvero non si evolvono e non hanno conseguenze e pertanto diagnosticarli e' stato inutile. Degli altri 10 tumori diagnosticati, 6 manifesterebbero comunque i sintomi e pertanto sarebbero intercettati e guariti e i 4 restanti sarebbero comunque mortali, anche se diagnosticati precocemente.
Non a caso, l'American Cancer Society ha dichiarato che con il test e' 50 volte piu' probabile rovinarsi la vita che salvarla. La prevenzione piu' efficace contro il tumore alla prostata sarebbe in realta' il preservativo dal momento che i casi piu' maligni di cancro alla prostata infatti contengono il "gamma-retrovirus" Xmrv, trasmissibile per via sessuale.
Nota personale: nulla di nuovo in fondo! Chi mi segue sul sito avrà letto tanti ulteriori miei interventi a riguardo. Il vero problema nella medicina di oggi sono le corrette indicazioni: viene davvero indicato un intervento perchè necessario a migliorare prognosi e qualità della vita del paziente o è un puro fine di lucro? Lucro di "produttività" perchè oggi si deve fare numero di interventi negli ospedali, lucro di denaro nelle case di cura accreditate dove i medici e i proprietari lavorano a percentuale del DRG (rimborso a prestazione). ...come detto nulla di nuovo!
Due studi sui geni collegati all'aggressività del Ca ProstaticoIl team del Britain's Institute of Cancer Research ha identificato tre fattori genetici indici dell'aggressivita' del carcinoma prostatico che hanno un effetto determinante sull'attesa di vita dei pazienti colpiti da carcinoma prostatico.
I ricercatori hanno impiegato la tecnica FISH (ibridazione fluorescente in situ), per analizzare campioni di tumore prostatico di 308 pazienti ed individuare le tre anomalie (perdita del gene PTEN e riordinamento dei geni ERG e ETV1). I pazienti, che non presentavano nessuna delle tre alterazioni genetiche identificate dai ricercatori, hanno mostrato una buona aspettativa di vita, con l'85,5% dei pazienti in vita dopo 11 anni dalla diagnosi della malattia, mentre quelli con le tre alterazioni presenti hanno mostrato una prognosi infausta, con una percentuale di sopravvissuti del 13.7% dall'insorgenza del tumore.
A Boston invece un team di ricercatori eth Israel Deaconess Medical Center, ha individuato un tipo di senescenza cellulare che può essere guidato per interrompere lo sviluppo del tumore della prostata. Gli studiosi hanno dimostrato sui topi che, con un trattamento farmacologico sul gene PTEN, è possibile modificare l'orientamento della cellula tumorale.
Note personali: dopo l'individuazione della PCA3 come marcatore tumorale sempre più frequentemente leggiamo di scoperte genetiche inerenti la possibile individuazione di fattori prognostici
Scoperto 'interruttore' che accende gli spermatozoiScoperto il meccanismo che 'accende' gli spermatozoi, e li spinge a muoversi freneticamente solo quando arrivano nelle vicinanze dell'ovulo femminile. Secondo i ricercatori dell'University of California a San Francisco (Usa), questo 'interruttore' un giorno potrebbe essere utilizzato per mettere a punto un nuovo contraccettivo per lui.
A fare la differenza sono microscopici pori sulla superficie dello sperma, che consentono a quest'ultimo di modificare il proprio pH interno. In questo modo iniziano i movimenti della 'codina' degli spermatozoi. Secondo i ricercatori americani, il meccanismo di attivazione potrebbe spiegare perché la marijuana intacca la fertilità maschile. Lo sperma, infatti, non inizia a nuotare dal momento dell'eiaculazione: per non 'bruciare' risorse già limitate e riuscire a moltiplicare la chance di raggiungere l'ovulo, gli spermatozoi devono rinviare il loro movimento frenetico fino a quando non si trovano nelle immediate vicinanza della meta. Per aumentare il pH e iniziare a muoversi, inoltre, gli spermatozoi devono liberarsi di alcuni protoni, e i micropori servono proprio a questo scopo. "La concentrazione di protoni nelle cellule dello sperma sono mille volte più alte che all'esterno. Basta aprire un poro per farli uscire, e noi - spiega alla Bbc online Yuriy Kirichok, responsabile dello studio - abbiamo scoperto proprio la molecola che permette ai protoni di fuoriuscire". A dare il segnale è una sostanza chiamata anandamide, presente nel canale riproduttivo femminile e a concentrazioni più elevate proprio vicino all'ovulo. Si tratta di un endocannabinoide, una sostanza naturale che può influire sui neuroni. Ebbene, secondo i ricercatori è possibile che i cannabinoidi presenti nello 'spinello' imitino alcuni degli effetti dell'anandamide. Ecco perché il consumo di cannabis è stato associato a una ridotta fertilità per lui. "Probabilmente la marijuana attiva lo sperma troppo presto, lasciandolo nuotare per ore", dice lo studioso. Così, quando arriva alla meta ha bruciato già le sue 'energie'. E le chance di fertilizzare l'ovulo si riducono. Il meccanismo appena scoperto potrebbe aprire la strada a un farmaco che blocchi l'attivazione dei movimenti degli spermatozoi, inibendo la fecondazione. In pratica, in futuro la ricerca potrebbe essere alla base di una sorta di 'pillolo'.