Problematiche maschili della infertilità di coppia

  • by Emilio Italiano
  • 2 Months ago
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Infertilità di coppia, quando il problema è “maschile”

Parliamo di infertilità di coppia, problema molto comune in Italia con tanti aspiranti genitori alle prese con le tecniche di procreazione medicalmente assistita. Quando una coppia ha difficoltà ad avere un bimbo, spesso si pensa che la “colpa” (un termine orribile in questa circostanza già di per sé non facile…) ricada tutta sulla donna o quasi. Quello che accade è che molte volte l’uomo non sia sottoposto agli esami giusti per valutare la qualità degli spermatozoi: talvolta non viene neppure visitato. Ed è un errore. Ci spiega perché l’andrologo Emilio Italiano (www.emilioitaliano.it).

Dottor Italiano, in caso di coppia sterile, qual è l’incidenza dei problemi maschili rispetto a quelli femminili?

“L’infertilità maschile incide nella infertilità di coppia per quasi il 50%. Il più delle volte tuttavia il percorso di una coppia infertile passa per la visita ginecologica e tanti esami per la donna, ma soltanto uno spermiogramma per il maschio. Non è affatto inusuale infatti che le coppie arrivino ad eseguire tecniche di fecondazione assistita senza che il maschio sia stato mai visitato”.

Quali sono le più comuni cause di infertilità maschile?

“La causa più comune per il maschio è la presenza di un varicocele, evento che si verifica nel 98% dei casi dal lato sinistro per motivi anatomici di decorso della vena spermatica. Altra fetta importante è rappresentata da infezioni dei genitali esterni, delle ghiandole cosiddette “accessorie” o della prostata. Una prostatite per esempio è una patologia infiammatoria molto frequente nel maschio giovane che si manifesta con disturbi della minzione o con bruciore alla eiaculazione o ancora con tempi di controllo eiaculatori brevi in un maschio che usualmente li controlla agevolmente (la cosiddetta eiaculazione precoce). Altra causa frequente è una parotite (usualmente malattia dell’infanzia) presa in periodo post-puberale: in tale evenienza oltre che la ghiandola parotide il virus danneggia, spesso irreparabilmente, anche l’epitelio germinale che produce gli spermatozoi. Utilizzo di droghe anche ricreative o di anabolizzanti, molto diffusi nelle pratiche sportive, sono di comune riscontro. Il fumo di sigaretta, il sovrappeso o l’obesità danneggiano gravemente la produzione o la mobilità degli spermatozoi”.

Quali sono gli esami più utili per fare una diagnosi?

“La diagnosi si basa prima di tutto su una attenta raccolta anamnestica e sull’esame obiettivo dei genitali. Quest’ultimo già permette di sospettare un evento patologico e indirizzare gli esami appropriati. L’esame principale rimane l’esame seminologico (o spermiogramma) che valuta numero, motilità e morfologia degli spermatozoi insieme ad altri parametri estremamente significativi. Un andrologo sa immediatamente discriminare un esame seminologico eseguito correttamente, secondo i principi dettati dalla attuale manualistica di riferimento (WHO 2010), rispetto ad altri eseguiti senza alcuna competenza. A livello nazionale la Società Italiana di Andrologia (di cui sono coordinatore regionale) cercherà di dare una sorta di bollino blu ai laboratori che effettuano correttamente questo esame previe verifiche. Non ha alcun valore (se non sul numero totale) un esame effettuato con apparecchiatura informatizzata. L’esame seminologico deve essere eseguito al microscopio in centri di riferimento che prevedono un/una seminologo/a”.

Lo stile di vita può avere conseguenze sullo stato di salute degli spermatozoi e quindi sulla capacità di procreare?

“Assolutamente sì! La correzione dello stile di vita (fumo, sostanze d’abuso, sovrappeso, qualità dell’alimentazione) è il passo essenziale e necessario per migliorare la fertilità del maschio. È anche una buona occasione, vista la motivazione di un figlio, per smettere di fumare in considerazione dei danni certi che questo determina su tutti gli apparati, non solo su quello riproduttivo dunque. Il recentissimo Congresso Nazionale della Società Italiana di Andrologia (SIA) che si è tenuto a Milano Marittima ha avuto come titolo “In viaggio con SIA: destinazione benessere” evocando il “movimento” e simbolizzando il percorso evolutivo che la Società sta compiendo. L’inaugurazione si è tenuta nell’auditorium multimediale di Technogym a Cesena con una Lettura su “Health & Wellness“ andrologico a testimoniare l’attenzione da porre sugli stili di vita per il benessere sia sessuale che della fertilità”.

Esistono ancora dei tabù collegati all’infertilità maschile?

“Mi viene in mente più che un tabù un falso mito, quello che il maschio adulto sia sempre fertile a differenza della femmina con ampie citazioni aneddotiche (Jean Paul Belmondo padre a 70 anni e tanti altri). Così come invecchiano gli ovociti (e il patrimonio ovocitario è stabilito alla nascita e si va depauperando negli anni ad ogni ciclo) invecchiano anche gli spermatozoi peggiorando le capacità fecondative soprattutto nell’aspetto della morfologia (il semino valido ai fini procreativi per patrimonio genetico integro). Altri falsi miti includono il maschio sempre attivo sessualmente: una coppia infertile comincia ad avere rapporti mirati nel periodo ovulatorio uccidendo la sessualità della coppia! Da sessuologo affronto prima il recupero dell’intimità non finalizzata e solo successivamente il problema andrologico e dell’infertilità di coppia”.

Ci sono delle terapie per migliorare la fertilità del maschio?

“Una volta fatta diagnosi si valuta la soluzione a seconda del problema evidenziato. Nel caso peggiore, l’azoospermia (completa assenza di spermatozoi), la possibilità di recupero con tecniche di prelievo testicolare o epididimario è molto elevata, ricorrendo naturalmente a tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA). In altri casi può essere sufficiente una terapia antibiotica in caso di infezioni, una correzione del varicocele o l’utilizzo di una terapia ormonale che, al pari di quella per la donna, utilizza l’FSH (ormone follicolo-stimolante) che nel maschio può fare aumentare significativamente il numero di (buoni) spermatozoi”.

Cos’è la SIRU e quali sono i suoi obiettivi?

La SIRU è la nuova Società Italiana della Riproduzione Umana che riunisce per la prima volta tutti gli operatori del settore: ginecologi, andrologi, biologi, biotecnologi, medici dei consultori, ostetriche, infermieri, psicologi, genetisti, giuristi e bioeticisti. La Società si configura dunque, innovativamente, come una realtà multidisciplinare, diretta a superare divisioni e frammentazioni che finora hanno impedito di dare una visione completa e articolata di un’area della medicina così rilevante per i cittadini. La SIRU punta ad avere una medicina e biologia della riproduzione “umanizzata” per essere un efficace e reale riferimento per i cittadini e per le coppie. Avrà un occhio attento alla prevenzione rinvigorendo il ruolo dell’andrologo come medico del maschio nella prevenzione della fertilità. Si interfaccerà come Società di riferimento anche ai livelli decisionali in considerazione di una Legge 40 che sino ad ora ha regolato i criteri di attuazione nella PMA legiferata da non addetti al settore e per questo più volte modificata da ricorsi alle diverse Corti anche europee. Proprio per questo definirà Linee guida clinico-scientifiche integrate e aggiornate continuamente alla luce del progresso medico e delle evidenze scientifiche, come più volte indicato dalla Corte costituzionale. Ma soprattutto ha come obiettivo la costruzione di un sistema di sicurezza e di risk management, nonché di miglioramento continuo delle metodiche, e la definizione di percorsi unitari, specifici e personalizzati, in una visione di umanizzazione e di rispetto dei diritti”.

Intervista di Monica Diliberti sul blog imamma.it (http://imamma.it/interviste/infertilita-di-coppia-quando-il-problema-e-maschile/)

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