La chirurgia del rene non sempre aiuta l’anziano

  • da Emilio Italiano
  • 8 Years ago
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La chirurgia del rene non sempre aiuta l’anziano

Un nuovo studio suggerisce che le persone anziane, con un`età di almeno 75 anni e tumore del rene localizzato, non vivono più a lungo, quando vengono sottoposte alla rimozione chirurgica del tumore. L`osservazione è frutto di un lavoro firmato da un team del Glickman Urological and Kidney Institute della Cleveland Clinic (Cleveland), di recente pubblicato online sulla rivista Cancer. Gli autori hanno seguito 537 pazienti con un`età di 75 anni o superiore che presentavano tumori renali corticali T1 la cui dimensione non era superiore a 7 centimetri. I soggetti arruolati sono stati sottoposti a un follow-up mediano di 3,9 anni e suddivisi in tre gruppi di trattamento: nella maggior parte dei casi si è optato per un intervento chirurgico conservativo, che consentiva di risparmiare tessuto renale (53%), mentre in circa un quarto dei pazienti (27%) è stata praticata una nefrectomia e nel 20% nessun tipo di chirurgia ma solo sorveglianza.

La comorbidità pesa sul paziente

Al termine del periodo di follow-up sono stati registrati 148 decessi, pari al 28% della popolazione esaminata. Un dato sul quale gli autori si soffermano è che negli anni successivi all`arruolamento solo il 4% dei pazienti è deceduto a causa della progressione del tumore: nella maggioranza dei casi la morte è sopravvenuta per cause cardiovascolari (29%), in maniera sovrapponibile a quanto si osserva nella popolazione generale di pari età. Una più cospicua riduzione della sopravvivenza globale rispetto alla chirurgia conservativa è stata accertata mediante analisi Kaplan-Meier nei pazienti dei gruppi in cui ci si è limitati alla sorveglianza o si è praticato la nefrectomia. Il risultato però deve essere valutato con cautela, poiché i soggetti del gruppo in sorveglianza erano più anziani e mostravano una maggiore comorbidità. Quest`ultimo fattore, all`analisi multivariata, è stato identificato come un significativo predittore della sopravvivenza globale insieme all`età. Il tipo di trattamento invece non è emerso come fattore predittivo per la sopravvivenza.

Bilancio rischio-benefici

L`attenzione dei ricercatori si è poi concentrata sul rischio di mortalità cardiovascolare, la principale causa di morte in questa popolazione. E` stato così possibile evidenziare che il decesso per cause cardiovascolari riconosce la funzione renale pre-operatoria e le comorbidità come fattori predittivi, mentre la nefrectomia risulta associata a una più ingente perdita della funzione renale. In altre parole, la nefrectomia determina ricadute negative sulla funzione renale che a sua volta risulta associata alla mortalità cardiovascolare. Per questo motivo, anche se la nefrectomia risulta curativa nei pazienti con cancro renale localizzato, il beneficio in termini oncologici deve essere soppesato con gli effetti a carico della funzione renale e, in ultima analisi, sul rischio di incorrere in eventi cardiovascolari anche fatali. In base alle conclusioni del loro studio e ai paradigmi attualmente seguiti dagli addetti ai lavori, gli autori ritengono che l`approccio ai tumori renali localizzati comporti attualmente un sovratrattamento chirurgico. E` opportuno quindi procedere ad approfondimenti nel merito per valutare le opzioni disponibili per i pazienti colpiti da cancro del rene con un`aspettativa di vita limitata.

(Cancer, published 2010 may 10 )

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