Ca prostatico a basso rischio, la sorveglianza attiva miglior cura

  • da Emilio Italiano
  • 7 Years ago
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In termini di qualità di vita, per un uomo di 65 anni con cancro prostatico localizzato a basso rischio, la sorveglianza attiva si propone come un approccio ragionevole se confrontato con il trattamento iniziale. Tuttavia, le preferenze individuali giocano un ruolo centrale nella scelta fra trattamento o mantenimento della sorveglianza attiva. È quanto emerge da un’analisi decisionale compiuta utilizzando un modello simulato: alla diagnosi i pazienti venivano trattati con brachiterapia, radioterapia a intensità modulata (Imrt) o prostatectomia radicale, oppure erano seguiti con sorveglianza attiva (monitoraggio serrato con misure del Psa, esami rettali e biopsie). Nel caso base, il rischio relativo di morte dovuta a carcinoma prostatico era stato fissato in 0,83 per il trattamento iniziale vs sorveglianza attiva. Gli autori della ricerca, coordinati da Julia H. Hayes, del Lank center for genitourinary oncology presso il Dana-Farber cancer institute di Boston, hanno considerato una coorte ipotetica di sessantacinquenni con una nuova diagnosi di carcinoma prostatico localizzato e basso rischio (Psa
JAMA, 2010; 304(21):2373-80

Nota personale:  la decisione di un paziente riguardo a come affrontare un tumore prostatico è sempre molto influenzata dalla ‘vision” dello specialista. Le opzioni terapeutiche sono tutte molto valide e vengono illustrate dall’urologo all’atto della consegna di un esame istologico. E’ inevitabile che il modo di esporre le alternative terapeutiche in quello che poi sarà il ‘consenso informato’, dovrebbe essere esente da scelte personali, ma solo basarsi su linee guida mondiali. Il lavoro presentato include la ‘qualità della vita’ di un paziente ed è essenziale mettere in conto gli effetti collaterali di un intervento di prostatectomia radicale, nonchè i rischi ad esso correlati. E” purtroppo noto come la comunicazione di un tumore allarmi il paziente e la famiglia e spinga spesso per una decisione chirurgica non sempre in linea con la buona pratica medica (“good medical practice”). L’argomento è stato più volte affrontato in questo sito e ad articoli similari vi rimando.

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