Protesi peniena: quali novità

  • da Emilio Italiano
  • 4 Years ago
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 Nel corso dell’86° Congresso Siu a Riccione è stato evidenziato come un grande numero di uomini tra i 50 e i 60 anni hanno avuto un tumore della prostata o della vescica o del retto o ancora soffrono di malattie cardiovascolari, diabete o disfunzioni che occludono i vasi penieni. In questi casi, 3 su 10 optano per le ‘pillole’ ignorando l’esistenza di un’alternativa efficace e garantita a vita: l’impianto protesico. In realtà soltanto 1 su 6 decide di impiantare una protesi peniena.

Infatti secondo i calcoli degli esperti, ogni anno, in Italia, sono almeno 3 mila gli uomini che ne avrebbero bisogno, ma soltanto 500 – appena uno su 6 – arriva all’intervento. Per gli altri l’amore resta “negato”. Sotto accusa la scarsa informazione, la paura di uscire allo scoperto, ma anche le difficoltà di accedere a un intervento non ancora abbastanza valorizzato nel nostro Paese, oltre che non sempre garantito dagli Ospedali sempre alla ricerca di risparmiare su interventi ritenuti non di importanza vitale. Come è ovvio invece la qualità della vita in generale, specie dopo avere superato una problematica tumorale, passa anche da una buona qualità di vita sessuale della coppia. Secondo recenti dati, dopo il cancro può scoppiare la crisi di coppia se, ad esempio a seguito dell’asportazione della prostata (prostatectomia radicale), il paziente non riesca a riprendere una completa attività sessuale.

Protesi AMS 700 per l’impiantologia peniena: Come funziona

Quando i farmaci stimolatori dell’ erezione risultino inefficaci, la scelta terapeutica deve puntare sull’impianto delle protesi peniene di nuova generazione (per esempio un modello molto apprezzato nel mondo della implantologia è l’AMS 700), che consentono il ritorno a una normale sessualità. Malgrado l’intervento chirurgico per eliminare il tumore alla prostata sia effettuato con le migliori tecniche laparoscopiche e robotiche, l’obiettivo del risparmio dei nervi dell’erezione ha successo in non più del 50% dei casi; nell’altra metà il risultato è purtroppo l’impotenza.

Protesi Tricomponenti: Come agisce?

Le protesi peniene tricomponenti di ultima generazione consentono un’erezione del tutto analoga a quella fisiologica, grazie ad un meccanismo di funzionamento molto semplice basato sull’inserimento, all’interno dei corpi cavernosi del pene, di due cilindri cavi collegati ad una minuscola pompa di attivazione e ad un serbatoio contenente del liquido. L’uomo può così ottenere un’erezione perfetta ogni qualvolta lo desideri, conservando intatte la sensibilità e capacità di orgasmo che aveva prima dell’intervento.

L’attivazione si realizza senza difficoltà, agendo sulla piccola pompa posta sotto la cute dello scroto, tra i testicoli.  In questo modo, il liquido contenuto nel serbatoio defluisce verso i cilindri fino a riempirli, provocando così l’erezione.  Premendo di nuovo la pompa, il liquido passa dai cilindri al serbatoio, facendo ritornare il pene in condizione di riposo. Le nuove protesi tricomponenti consentono una perfetta erezione con ingrossamento e allungamento del pene, risolvendo così anche il problema della riduzione delle dimensioni del pene (ulteriore effetto collaterale della prostatectomia) che inevitabilmente si accorcia a seguito dell’inattività sessuale conseguente all’intervento (si calcola fino a più di 2 cm ).

Disinformazione sulle Protesi Peniena Tricomponente

Sebbene la protesi risolva definitivamente l’impotenza post-prostatectomia, molti uomini non ne conoscono l’esistenza perché spesso non vengono informati. Stessa mancanza di informazione anche per i 400.000 italiani affetti da grave impotenza non legata a interventi alla prostata ma che non risponde ai farmaci. Gli interventi di chirurgia protesica lo scorso anno sono stati 1.200. Appena lo 0.4% degli italiani con gravi problemi erettili ha ricevuto un trattamento risolutivo nonostante molti studi scientifici dimostrino l’efficacia delle protesi con un elevato grado di soddisfazione per il paziente e per la partner.

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2 Comments

  1. dopo aver subito lasportazione della vescica uretra e prostata a causa di un polipo nella vescica operazione perfettamente riuscita…e possibile dopo quanto tempo poter essere in grado di sottoporsi ad un intervento di protesi penenia….o alternative per ritornare ad un attivita sessuale soddisfacente

    • Usualmente si cerca di verificare se ci può essere una risposta soddisfacente all’utilizzo di prostaglandine in terapia autoiniettiva. Se non vi è risposta già dopo sei mesi dall’intervento si può prendere in considerazione il posizionamento di una protesi peniena

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