L’intervento chirurgico tradizionale: l’adenomectomia retropubica
L’adenomectomia prostatica retropubica (o intervento di Millin, dal nome dell’urologo che lo ideò) o quella tranvescicale (o intervento di Hryntschack ) possono essere eseguiti sia in anestesia generale che in anestesia spinale. La prostata viene raggiunta attraverso un’incisione dell’addome, viene aperta la sua capsula ed estratta la parte ostruente (l’adenoma). Viene quindi posizionato un catetere in vescica ed un tubo di drenaggio temporaneo. La chiusura della parete addominale conclude l’intervento. Il catetere vescicale ed il tubo di drenaggio vengono rimossi dopo pochi giorni. La degenza in ospedale dura circa 6-8 giorni.

L’intervento chirurgico endoscopico: resezione endoscopica transuretrale della prostata (TURP)   ipbendo Rappresenta il più comune intervento per la cura dell’ipertrofia prostatica e viene generalmente eseguito in anestesia spinale.

Attraverso l’uretra viene introdotto uno speciale strumento (il resettore) dotato di un sistema ottico che consente la visione  dell’uretra e della vescica, e di un sistema elettrico tagliente con il quale viene “resecata” (cioè tagliata a piccole fettine) la parte di prostata ostruente; con tale strumento viene eseguita anche la coagulazione dei vasi sanguigni sanguinanti. Una piccola telecamera collegata ad un monitor permette anche al paziente di seguire tutte le fasi dell’intervento. Anche in questo caso al termine dell’operazione viene posizionato un catetere vescicale che verrà rimosso dopo pochi giorni. L’assenza di una ferita chirurgica esterna consente un tempo di degenza più breve, di circa 3 – 4 giorni.